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Edoardo Albinati: «Se c’è un sesso debole è quello maschile»

«Ho lavorato a questo libro per quasi dieci anni. Quando nel 2005 Angelo Izzo, uno dei responsabili del massacro del Circeo nel frattempo in regime di semilibertà, uccise una madre e sua figlia, quella botola chiusa per anni si riaprì, colpendomi sul piano dell’intenzione artistica». Così Edoardo Albinati ha raccontato come è nata l’idea di scrivere “La Scuola Cattolica”, romanzo vincitore del Premio Strega 2016, che traccia un ritratto dei “ragazzi bene” della Roma degli anni ’70: adolescenti alla ricerca di sé e di precisi modelli di maschilità, in un universo ovattato, creato appositamente per proteggerli e tutelarli. Un universo dal quale, per motivi in apparenza paradossali, uscirono anche gli assassini del massacro del Circeo (1975), alcuni dei quali erano stati compagni di scuola di Albinati.

Albinati è venuto a Messina. ospite dell’Accademia Peloritana dei Pericolanti per il terzo appuntamento con la rassegna “Leggere il presente”, organizzata dall’Università di Messina, dalla stessa Accademia e da Taobuk, festival letterario internazionale di Taormina.

A dialogare con l’autore, sul tema “Non è tutto oro quel che luccica: quello che non saremmo voluti diventare”, è stato Francesco Musolino, giornalista che si occupa di libri e culture per diverse testate locali e nazionali.

Dunque, da quell’input datogli dalla vicenda di Izzo, e dopo circa un anno di ripensamenti, per Albinati  l’incipit romanzesco fu chiaro. Non era necessario parlare del delitto, dai più ormai conosciuto, ma del quotidiano, dei compagni, degli insegnanti e della scuola cattolica. L’Istituto San Leone Magno, un microcosmo tutto al maschile, dove continuamente affiorava il desiderio, un po’ vano, di primeggiare ed essere virili ad ogni costo. «Talvolta il crimine ha la pretesa di raddrizzare i torti – ha detto Albinati -. Ciò è presente non solo nei delitti di stupro, ma anche nella piaga del femminicidio. Anche per questo motivo, se c’è un sesso debole è quello maschile, costretto a inseguire dei modelli imposti dalla società, ma inarrivabili».

«Far tornare a galla il passato, il mondo in cui eravamo cresciuti, quello che è stato, ma ha cessato di esistere: è questo il compito autorevole di un romanzo. In questa retrospettiva, alla scoperta di un Paese tradizionalista che all’epoca del massacro del Circeo viveva, paradossalmente più di ogni altra realtà, avanguardie sociali, politiche e sessuali, si incardina una compressione di tempi che altro non fa se non provocare sconvolgimenti e novità, da alcuni vissute con entusiasmo e da altri con panico. In quest’ottica – ha chiosato l’autore – l’emancipazione femminile, che giudico il fenomeno politico più duraturo, ha ingenerato fenomeni di violenza e ingestibilità manifestatisi con eventi crudeli».