Università

Milano Statale, lezioni in piazza Fontana contro numero chiuso

E’ “guerra” tra gli Studenti Indipendenti Statale e l’amministrazione centrale dell’ateneo sull’istituzione del numero chiuso a Studi umanistici. Oggi studenti «in presidio con i nostri docenti, durante la seduta del Senato Accademico, per ribadire che la soluzione alla mancanza di spazi, risorse ed insegnanti non è la riduzione del numero di studenti, ma l’aumento dei finanziamenti destinati alla scuola e all’università». Ieri lezioni «organizzate in collaborazione con i docenti nei chiostri ed in Piazza Fontana per ricordare che l’istruzione universitaria deve essere aperta ed accessibile a tutti».

La lezione in piazza del Direttore Zucchi

«Durante la scorsa settimana i Dipartimenti della Facoltà di Studi Umanistici sono stati chiamati a decidere se introdurre il numero chiuso per i corsi di laurea triennali. I collegi didattici ed i consigli di dipartimento di Lettere, Storia, Filosofia e Beni culturali ed Ambientali si sono dichiarati contrari – riferisce Link – Coordinamento universitario in una nota -. Nonostante questo, il Rettore durante il comitato di direzione della facoltà di Studi Umanistici ha ribadito, ignorando totalmente il parere dei dipartimenti, che il 16 maggio il Senato accademico voterà per decidere se imporre o meno il numero chiuso ai corsi di laurea triennali della facoltà di Studi Umanistici».

«Noi siamo contrari al numero chiuso, non solo perché i test utilizzati per metterlo in atto risultano in ogni caso arbitrari – spiega Davide Quadrellaro, rappresentante nel dipartimento di filosofia per la lista Link – Studenti Indipendenti Statale – ma soprattutto perché il numero chiuso è figlio di una logica che considera l’università un’istituzione esclusivamente professionalizzante e, nel caso specifico, di una svalutazione degli studi umanistici e di tutte quelle discipline che non sono principalmente finalizzate alla produzione di profitto. Inoltre è  inaccettabile – continua Quadrellaro – che si proceda con l’introduzione del numero chiuso dall’alto, negando l’autonomia dei singoli dipartimenti e il parere contrario che questi avevano espresso, preferendo orientarsi verso dei test di autovalutazione. Per questa ragione crediamo che la battaglia di oggi  non riguardi solo il numero chiuso, ma chiami in causa il generale modo di procedere dell’attuale amministrazione. La decisione di inserire il numero chiuso nelle facoltà umanistiche e di disinvestire di conseguenza in quest’area disciplinare – avverte il rappresentante degli studenti – va infatti di pari passo col trasferimento delle facoltà scientifiche ad Expo, manovra che, se andasse in porto, comporterebbe una grossa spesa per l’ateneo a cui non è però possibile pensare di far fronte riducendo le risorse investite sulle altre facoltà».