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Il convegno Sieds: «Paghiamo la fuga di cervelli dal Sud verso il Nord e l’estero»

Dai flussi migratori internazionali alla fuga di cervelli all’estero, dai mercati turistici alla mobilità economica. Temi sempre più attuali che stamattina sono stati affrontati durante l’apertura della 54a Riunione scientifica della Società Italiana di Economia, Demografia e Statistica (Sieds) incentrata quest’anno sul tema “Mobilità territoriale, sociale ed economica: modelli e metodi di analisi” nell’aula magna di Palazzo Pedagaggi (dipartimento di Scienze politiche e sociali, via Vittorio Emanuele II, 49).

Un congresso che ha permesso a ricercatori e studiosi di diversi atenei e istituti di ricerca italiani e stranieri di analizzare e approfondire gli aspetti territoriali, sociali ed economici della mobilità sul fronte dei modelli teorici e su quello dei metodi di analisi dei dati nel corso delle tre sessioni dedicate ai temi delle “Migrazioni, minoranze etniche e modelli insediativi”, “Metodi e modelli di analisi dei mercati turistici” e “Mobilità economica”.

Ad aprire i lavori il prorettore dell’Università di Catania Giancarlo Magnano San Lio che ha sottolineato «l’importanza del ruolo dell’ateneo catanese sul tema della mobilità e soprattutto delle migrazioni aprendo sempre più le proprie porte a dibattiti e convegni sulle migrazioni». Temi che, come ha spiegato il prof. Giuseppe Barone, direttore del dipartimento di Scienze politiche e sociali, «vanno contestualizzati nei processi storici e economici attuali».

Ad approfondire l’argomento, nella sua relazione d’aperura, il prof. Francesco Maria Chelli, presidente della Sieds e preside della facoltà di Economia dell’Università Politecnica delle Marche, che ha sottolineato come «i flussi migratori internazionali eccezionali rappresentino una forma di mobilità sociale e economica con le persone che vengono principalmente in Italia per trovare una vita migliore o anche solo per fuggire dalla loro realtà, dalle guerre».

«C’è poi una mobilità nazionale interna, anch’essa legata all’aspetto sociale, perché la società si sta polarizzando ovvero i ricchi diventano sempre più ricchi, ma sono di meno, mentre i poveri aumentano e sono sempre di più – ha aggiunto il prof. Chelli -. L’università, in questo contesto, deve ricoprire sempre più il ruolo di ascensore sociale consentendo a tutti di avere una vita migliore professionale e umana, ma sappiamo bene che paghiamo la fuga di cervelli del Sud sia verso l’Italia, sia verso l’estero, dimostrando sempre l’ottima formazione, a causa delle poche offerte lavorative al Sud. E questa è una forma di migrazione, per lavoro o per studio, con persone che non ritornato più a casa».

Sul mercato turistico, altro tema del convegno, il prof. Chelli ha evidenziato che si tratta «di una risorsa che dovremmo sfruttare di più, con il Sud sicuramente più appetibile del Nord ad eccezione delle città d’arte, anche per il crescente interesse internazionale per i nostri territori». «Purtroppo ad oggi non siamo riusciti a sfruttare pienamente il potenziale che le nostre risorse culturali, naturalistiche e paesaggistiche – ha aggiunto il presidente della Sieds – ma sono pienamente convinto che non è vero che con la cultura non si mangia, dobbiamo sfatare questo e guardando la sola città Catania posso confermare che presenta palazzi storici di rilevante interesse che l’ateneo stesso ha ripreso e rivalutato».

Sulla città di Catania e sui risultati emersi dal Rapporto annuale Istat è intervenuta la prof.ssa Venera Tomaselli dell’ateneo catanese. «Il Rapporto conferma per Catania l’andamento demografico degli anni precedenti a causa della crisi del 2008 con il consolidamento di situazioni demografico-economico direi preoccupanti – ha spiegato la professoressa  -. Su Catania emerge una forte presenza di giovani che sono fuori sia dall’ambito lavorativo sia studentesco e quindi da quello economico. Non cercano più lavoro e rimangono all’interno delle famiglie su cui gravano. Proprio la famiglia etnea, inoltre, presenta sempre più anziani. L’unico aspetto positivo è rappresentato dal turismo con Catania, e la Sicilia, che si consolida come meta preferita di famiglie e giovani oltre che di adulti con livelli di soddisfazione per il turista elevati – ha aggiunto la docente -. La minaccia del terrorismo? Non ha inciso su Catania perché porti e aeroporti sono punti di riferimento, anzi abbiamo acquisito turisti prima destinati al nord-Africa grazie anche alla nostra ospitalità».

Domani il programma del congresso (venerdì 26 maggio, ore 9:30) prevede una specifica sessione dedicata alla presentazione del “Rapporto annuale 2017 – La situazione del Paese” a cura del presidente dell’Istat Giorgio Alleva.