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Romano Prodi: “Università miste per integrare Nord e Sud del Mediterraneo”

Romano Prodi e Javier Solana, un ex presidente di Commissione Ue e un ex “ministro degli Esteri” dell’Unione europea, il primo della storia comunitaria, nonché ex segretario generale della Nato. Insieme ad aprire il Festival di geopolitica Mare Liberum, ideato e organizzato dalla rivista Eastwest e dall’associazione Diplomatici a Catania, come side event del G7.

Russia, Nato, Stati Uniti, ma prima di tutto Europa e migrazione, i temi toccati dai due, fondamentalmente ottimisti sul futuro dell’Unione. Che però deve affrontare il nodo della sicurezza in un Mediterraneo che non è più “integrato tra la sponda Nord e quella Sud come ai tempi di tre o quatto generazioni fa”, dice Prodi. Lui però un’idea ce l’ha: “Facciamo università miste i cui studenti studino un po’ qui e un po’ li. Facciamo una università a Catania e Tunisi, una tra Marocco e Barcellona e così via. Queste sono le cose che cambiano il mondo! Questa è la strada e non vedo come, di fronte a proposte come questa, l’Europa non possa reagire positivamente. E se facciamo questo la Sicilia può davvero tornare al centro del Mediterraneo, non solo un centro in cui sbarcare i migranti raccolti in mare”. Quella delle università miste è una proposta, al pari di quella sulla creazione della Banca del Mediterraneo che Prodi ricorda di aver avanzato quando era presidente della Commissione europea. Una proposta che richiama alla mente anche il progetto, poi abbandonato, del Politecnico del Mediterraneo a cui stavano lavorando gli atenei siciliani qualche anno fa: forse non proprio in questa ottica di condivisione con la sponda nordafricana, ma quella di Prodi potrebbe essere un’idea per rivitalizzarlo.

Solana è d’accordo: “Nel Mediterraneo c’è un problema che produce insicurezza: pensiamo alla Libia dove c’è una guerra e pensiamo alla Siria dove ce n’è un’altra, entrambe ci portano una insicurezza non come fatto bellico, ma come un enorme flusso di rifugiati. Perciò in questo momento storico è imprescindibile lavorare a una sicurezza che faccia coppia con la  solidarietà. Ci vuole una prospettiva più ampia. Io credo che dopo questa tormata di elezioni in Europa, al di la della Brexit, l’Unione possa portare avanti questa idea”.

E se l’idea di una “nuova” Europa è supportata dalla fiducia suscitata dal “trionfo” di Macron in Francia che lascia sperare bene anche per il prossimo voto in Germania, proprio dalla Francia Prodi ripartirebbe per dare più forza all’Unione. “La Francia è l’unica nazione europea, ora che il Regno Unito non c’è più, ad avere il diritto di veto all’Onu ed è l’unica ad avere l’arma atomica – ricorda Prodi -. Allora è importante che proprio la Francia spinga per la nascita di un esercito europeo, in questa fase senza spendere soldi in più ma aumentando l’efficienza dei rispettivi apparati militari. E se Trump vuole che l’Europa sborsi più soldi per la Nato, allora l’Europa deve avere più rappresentanza, deve contare di più. Solo così potremo avere un ruolo, mondiale, non tanto in termini di potenza militare, ma di capacità di mediazione tra i due imperi attuali, quello americano e quello cinese”.

“Diciamola tutta,  nel mondo occidentale abbiamo un problema con gli Usa – ribadisce Solana -. Oggi i problemi non possono essere risolti senza un approccio multilaterale. E questo è il ruolo che deve avere l’Europa. Credo che il 2017 possa essere un anno di ottimismo in chiave europea, dopo un 2016 decisamente pessimistico. L’Europa unita e solida può essere un valore fondamentale per il mondo”.

Non senza integrare la Russia, però, ribadiscono i due di fronte alla platea – con tanti giovani – del Salone Bellini del Comune di Catania. “La Russia al G7 non c’è, ma per l’Europa sarebbe più opportuno che ci fosse – avverte Prodi -. Russia ed Europa sono come whiski e soda. La Russia ha un profondo bisogno di Europa perché la sua rivoluzione industriale è appesa a meta. La sua alternativa sarebbe la Cina, ma non è che sia cosi gradita al popolo russo. Auspico un rapido ritorno della Russia e che l’Europa faccia valere le proprie ragioni, quali che siano le posizioni americane”.

Allora dobbiamo dimenticarci dell’annessione della Crimea? gli chiede il moderatore Giuseppe Scognamiglio, direttore di Eastwest. “Sì”, dice secco l’ex presidente della Commissione Ue. Ma non è (solo) real politik, perché “c’è stato un referendum e perché col disfacimento dell’Urss la Crimea finì all’Ucraina quasi per un fatto amministrativo”, spiega Prodi.

In questo quadro, c’è un G7 che secondo il Professore meriterebbe “un’organizzazione più stabile di quella attuale. Un G7 di grande rilievo perché stabilire un dialogo tra i nuovi capi di Stato è importante visto che non si conoscono e considerato che i rapporti umani in politica  sono fondamentali. Per questo il G7 di Taormina è importantissimo, al di là dei documenti ufficiali che verranno presentati. Poi se vogliamo dirla tutta, spesso gli impegni che si prendono al G7 non vengono rispettati come nel caso degli aiuti al terzo mondo: mai attuato quello che si era deciso. Ma se non c’è un’autorità che obbliga gli Stati…”