Lavoro Ricerca

A Napoli un “Centro Innovazione e Tecnologia” promosso da Fondazione R&I, Invitalia e le università

L’ecosistema dell’innovazione nel Sud, così come in molte altre parti del Paese, è strutturalmente debole. E il nodo del trasferimento tecnologico, ovvero, della capacità di valorizzare in senso economico e commerciale la conoscenza, frutto dell’attività di ricerca, incide in modo determinate nel relegare l’Italia in una preoccupante situazione di ritardo, rispetto ai maggiori Paesi europei, per non parlare degli Stati Uniti e di Israele. Per questo, la Fondazione R&I, valorizzando il suo ruolo di responsabilità sociale, ha in fase di avanzata progettazione, d’intesa con Invitalia, la realizzazione del “Centro Innovazione e Tecnologia”, da localizzare a Napoli, con il supporto scientifico della Svimez e in collaborazione con l’Università Federico II e delle altre sette università, partecipanti al Centro di Competenza MedTech 4.0. del Mise, con l’intento di farne un modello avanzato nel campo del trasferimento tecnologico. Nell’iniziativa un ruolo chiave è svolto dai soci della Fondazione R&I, costituiti da grandi imprese come Leonardo, Intesa Sanpaolo, Engineering, MBDA, Ferrovie dello Stato ed Invitalia Ventures, insieme ad istituti scientifici di eccellenza come il Politecnico di Milano, tramite la sua Fondazione, l’IIT di Genova e la Scuola Superiore Sant’Anna.

Si tratta di un’iniziativa pilota a livello nazionale, ispirata a modelli di assoluto successo in campo europeo ed internazionale, con cui si vuole offrire al Mezzogiorno l’opportunità di entrare in sintonia e di adattarsi alle nuove, pressanti istanze di innovazione del sistema produttivo e imprenditoriale, determinate dalla spinta ondata tecnologica che è a base della nuova Rivoluzione industriale 4.0.

«Il Mezzogiorno ha bisogno di tante cose, ma anzitutto, di fondate prospettive di lavoro per i suoi giovani e in particolare per i giovani talenti con elevati livelli formativi. Questa è la priorità assoluta per una nuova speranza e un futuro, ridando fiducia all’università, oltre che ai giovani e alle loro famiglie. I laureati oggi sono l’emblema della nuova emigrazione, che sta privando il Sud di una delle principali risorse strategiche, provocando un pesante danno sociale ed economico, destinato a incidere a lungo in modo determinante sulle sue possibilità di riscatto», ha detto Riccardo Varaldo, Emerito alla Scuola Superiore Sant’Anna e promotore della Fondazione R&I, (Ricerca e Impenditorialità), autore del “Quaderno Svimez” dal titolo “Il problema del rinascimento dell’industria manifatturiera: la sfida del Mezzogiorno”, da cui nasce il seminario “Un’industria fondata sulla conoscenza: la nuova sfida del Mezzogiorno”, organizzato da Svimez, in collaborazione con la Fondazione Ricerca, nella sede dell’Accademia Nazionale dei Lincei.

«Occorre una strategia di investimenti molto significativa e molto efficace –  è il parere del Presidente Svimez, Adriano Giannola – in quanto il problema non è la crescita ma lo sviluppo, che si fa con le politiche keynesiane dell’offerta. E lo sviluppo per l’Italia è il problema del Mezzogiorno Questa politica degli investimenti si scontra con due elementi. Il primo è la difficoltà, nonostante gli stanziamenti, a trasformare questi ultimi in spesa, e ciò rinvia a un sistema complicatissimo, che evidentemente è una responsabilità della politica farvi fronte. Il secondo è l’attuazione operativa della clausola del 34%, che è stata introdotta con l’obiettivo di iniziare ad applicarla nel 2018, ma che ci auguriamo almeno sia applicabile per il 2019 e a seguire, pur sapendo che questa strada è molto complicata e difficile».

Nel Sud – suggerisce una nota di Svimez – bisogna puntare su un nuovo capitalismo imprenditoriale ma che possa essere anche funzionale e sinergico alle grandi e medie imprese, iniziando da quelle che già vi operano, ai fini delle loro politiche di open innovation, per le quali le startup stanno avendo un crescente ruolo, secondo una logica di divisione funzionale del lavoro innovativo.

E’ quella tratteggiata la sfida per una politica industriale inclusiva delle startup, capace di valorizzare la loro nota forza innovativa, frutto delle competenze, della passione e della creatività dei giovani talenti.

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