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Il ministro Provenzano: «Il Sud è una priorità per questo governo»

«Il governo ha messo nelle sue priorità il Sud, e non in chiave di contrapposizione con il resto del Paese, ma con la convinzione che investire al Sud oggi, che è la più grande emergenza nazionale, sia anche l’opportunità per un rilancio della crescita». Parola del ministro per il Sud e la Coesione Territoriale, Giuseppe Provenzano, questa mattina all’Università di catania per un incontro con gli studenti sul tema “Mezzogiorno, giovani e migrazioni: opportunità e scommesse del prossimo decennio”. 

Nell’affollata aula magna del Dipartimento di Economia, il ministro ha aggiunto che «purtroppo da 30 anni siamo avvitati su una contrapposizione tra Nord e Sud, uno schema che dobbiamo rompere. Anche la questione migrazione dei giovani va rivista perché la storia dell’uomo è stata sempre una storia di migrazioni, il problema è che il fenomeno di oggi è ben diverso perché i giovani del Sud di oggi lasciano un contesto in cui si vive maggiormente il divario tra cittadini di serie A e di serie B e, invece, lo Stato deve garantire su tutto il territorio nazionale i diritti di cittadinanza, scuola, salute e assistenza».

L’intervento del ministro Provenzano nell’aula magna del Dipartimento di Economia Unict

«Queste migrazioni ci preoccupano – ha detto Provenzano – perché stanno rompendo un equilibrio demografico diversamente da quelle degli anni ’70, è cambiato il contesto degli ultimi 20 anni quando il Sud era la parte giovane dell’Italia, mentre oggi per mancanza di strutture, servizi e welfare le giovani coppie non procreano più», ha spiegato il ministro evidenziando anche il “fenomeno universitario” in cui «prima si registrava la migrazione dei soli laureati, mentre adesso sin dal primo anno o dopo la magistrale innescando un circolo vizioso che comporta un abbassamento dei finanziamenti per la didattica e la ricerca».

«Queste migrazioni – ha spiegato – comportano anche il fatto che le famiglie sovvenzionano i figli al Nord e determina un grande spreco nell’investimento formativo sostenuto dai territori e dalle famiglie. Le prospettive demografiche, su previsione dei dati Istat, dicono che a metà del secolo al Sud mancherà il 40% della popolazione in età da lavoro ovvero si romperà l’equilibrio demografico e del Paese con conseguenze economiche devastanti. Dobbiamo riavviare il processo di sviluppo partendo da politiche coordinate che sono mancate negli ultimi anni».

E ritornando al sistema universitario il ministro ha evidenziato che «le politiche di finanziamento degli atenei hanno aumentato con meccanismi ottusi le risorse al Nord, premiando solo alcuni atenei e togliendo risorse ad altri con criteri di valutazione che hanno penalizzato alcuni luoghi che, invece, necessitano di un maggiore investimento in capitale umano per modificare il tessuto produttivo». «Occorre – ha detto il ministro – ripartire con una politica che garantisca lo sviluppo nei settori della formazione, infrastrutture, ambiente, sanità e tessuto industriale e, quindi, una crescita che sia inclusiva, sostenibile, durevole, più forte, in grado di dare risposte alle domande di lavoro che ha questa regione e che dobbiamo soddisfare». Poi la parola agli studenti.

Ha introdotto i lavori il rettore Francesco Priolo che ha sottolineato “come il fenomeno delle migrazioni dei nostri giovani al Nord sia solo una questione demografica, bensì intellettuale con conseguenze drammatiche sul futuro culturale, economico e occupazionale del Mezzogiorno e della Sicilia». «L’Università di Catania sta lavorando per migliorare la formazione e soprattutto per l’occupazione post-laurea» ha concluso il rettore.

«Negli ultimi quindici anni 380mila giovani laureati sono emigrati dal Mezzogiorno d’Italia verso il Centro-Nord, Catania era la Milano del Sud grazie anche all’Etna Valley – ha spiegato il prof. Drago nel suo intervento -. Nonostante alcuni segnali incoraggianti in diversi settori dell’economia delle regioni meridionali, nello stesso periodo, il divario tra il Mezzogiorno e il resto d’Italia non è diminuito». E in chiusura ha lanciato la proposta di interventi ambiziosi per il Mezzogiorno come «l’istituzione di un Istituto italiano di Tecnologia come a Genova, un centro di riferimento per la ricerca scientifica ad alto contenuto tecnologico al fine di frenare la fuga dei cervelli, e l’avvio di un’istituzione come l’Icrea della Catalogna in Sicilia».

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